|
|
|
|
" ...In atmosfere che diventano profumo...
...mentre le pietre raccontano storie...
...e il tempo si fa di fantasia...
...concediti il piacere di una gioiosa
convivialità! "
|
|
|
|
|
|
La Reception è aperta h24, 7 giorni a settimana
Il Tesoretto offre servizio navetta da e per l'Hotel
(aeroporto, stazione ferroviaria, località turistiche e balnearee)
gratis per le Terme di Santa Cesarea
|
|
|
|
|
|
« Il Salento è una terra di miraggi, ventosa; è fantastico, è pieno di dolcezza; resta nel mio ricordo più come un viaggio immaginario che come un viaggio vero. »
(Guido Piovene - Viaggio in Italia)
Articoli tratti da www.salentu.com
Il Salento è una regione peninsulare della Puglia sud-orientale bagnata ad est dal mar Adriatico e ad ovest dallo Ionio. Il Salento geografico corrisponde alla vecchia Terra d'Otranto che comprendeva tutta la Provincia di Lecce, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, secondo l'asse che congiunge Ostuni a Taranto. Un territorio dalla vocazione turistica naturale come pochi capace di trasmettere stimoli e messaggi tra i piú diversi, di affascinare con i miti e i segni dei popoli antichi, di interessare con le testimonianze e gli incroci delle culture del Mediterraneo. Ma anche di incuriosire con le opere grandiose dei maestri scalpellini, di attirare con i colori e i paesaggi del sole, di far sorridere con i sapori della tavola. Scendendo da nord, il Salento è posto subito alle spalle del Tavoliere di Puglia, separato da questo attraverso i trulli che costituiscono un confine naturale fra queste due terre e che da Alberobello si diradano nelle campagne. Lungo tutto il suo percorso, il Salento si presenta come un fitto susseguirsi di distese di sassi calcarei mischiati al rosso cupo della terra dei campi, e di bianche case intervallate da vecchi palazzi in pietra leccese che svettano prepotenti fra le moderne case, come segno indelebile della storia di questa terra. Lungo tutto il litorale, si possono ammirare l'alternarsi continuo di arenili morbidi e bassi a una costa rocciosa sul mare limpidissimo, alta e ripida sul versante adriatico, bassa e morbida su quello jonico. Nella parte interna del territorio, si possono ammirare immensi campi di ulivi secolari, intervallati a vigneti, dal quale si ottengono vini e olii pregiati che costituiscono il vanto per questa terra. Chi scopre il Salento lo apprezza per l'atmosfera magica, le numerose meraviglie da scoprire, il sole caldo, il cielo blu, il mare cristallino, la costa da sogno dai mille disegni, larte barocca. Un mix di arte, cultura, turismo e tradizioni, che rendono questa terra unica per chi ci vive e fantastica per chi la visita.
La storia
Il Salento, la piú antica delle terre pugliesi, di certo la piú tenacemente ancorata ai ritmi ancestrali della sua civiltá; un mondo spirituale complesso sin dalle origini, come testimoniano gli arcani simbolismi geometrici, umani e solari, le scene di caccia e di vita quotidiana delle antichissime pitture parietali rinvenute nelle grotte marine della "Zinzulusa", "Romanelli", del "Cavallo", di Porto Badisco. E' quella che un tempo veniva chiamata Terra d'Otranto, un insieme unitario anche se disomogeneo, culturalmente e linguisticamente piú greco che latino, dove poche opulente cittadine, come Otranto, Gallipoli, Nardó, Galatina, spiccano su una miriade di piccoli centri abitati, nella maggior parte dei casi arretrati rispetto alla costa perennemente minacciata. Cuore aristocratico e pulsante è Lecce, una realtá colta creata dalla classe dirigente arricchitasi con la terra. In prossimitá del mare Adriatico, a Porto Badisco, é stato ritrovato un segno importantissimo per la storia del Salento. Alcune decine di anni or sono, quasi per caso, è stata individuata una grotta naturale, la Grotta dei Cervi, di origine carsica che era stata rifugio dell'uomo preistorico nel Salento durante il periodo Neolitico. Il Salento è la regione piú orientale d'Italia, è una terra di frontiera. Anche la sua storia ne è testimonianza sin dalle origini: la storia del Salento ha sempre incontrato quella dell'Oriente, fin dai tempi in cui la leggenda vuole che siano stati i Cretesi a fondare Lecce. E questo grazie anche al Mediterraneo, mare di estrema importanza per l'incontro di civiltá che su di esso si affacciavano. Nell'etá del Bronzo la penisola salentina fu abitata da popolazioni indoeuropee giunte fino al sud attraversando le Alpi e proseguendo lungo la dorsale adriatica. Le decine di dolmen e di menhir che si trovano nel basso Salento sono una testimonianza di questo periodo, pur trattandosi solo di una piccola parte sopravvissuta a tante demolizioni. I primi a stanziarsi in questa terra, attorno al V sec. a.C., furono i Messapi, dediti all'agricoltura, all'allevamento dei cavalli ed alla lavorazione della ceramica. Queste popolazioni diedero un determinante impulso alla nascita delle cittá, che a quell'epoca si distinsero per la presenza di monumentali cinte murarie. Ma giá neil'VIII sec. a.C. coloni greci avevano fondato, lungo la costa cittá come Gallipoli, Otranto, Taranto che sarebbero diventate i punti di riferimento della Magna Grecia, piccole capitali piú prestigiose di quelle della madre patria. Nell'area a Sud di Lecce esiste ancor oggi una sorta di "isola linguistica" e culturale dove ancora si parla il greco, anzi, il griko. L'area elienofona della Grecìa Salentina comprende nove Comuni (Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d'Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia, Zollino), ma anticamente occupava tutta la fascia che si estende, ad arco, da Gallipoli ad Otranto. In quest'area l'impronta greca è presente nell'architettura, nella musica popolare, nella gastronomia. Gli elementi greci, fusi con quelli salentini, hanno consentito uno sviluppo culturale autonomo, del tutto originale. Dopo la guerra tarantina, il Salento diventa provincia romana dal punto di vista amministrativo, ma non culturale. I Romani sfruttarono la sua posizione strategica ramificando le rete viaria proveniente dall'Urbe, facendo di Brindisi il capolinea dell'Appia e della Traiana e costruendovi porti come a San Cataldo e a Roca. I contatti con la sponda balcanica furono intensi sino alle invasioni di Goti, Longobardi e Bizantini. Questi ultimi esercitarono per lunghi secoli il loro dominio, lasciando in queste terre un'impronta piú indelebile che altrove. La lenta, ma costante penetrazione della Chiesa d'oriente ne caratterizza la vita religiosa, dapprima attraverso l'arrivo di individui isolati in fuga dalle persecuzioni religiose o politiche, piú tardi col diffondersi del monachesimo, in particolare quello ispirato a San Basilio. I Basiliani istituirono ovunque cenobi, raccogliendo intorno ad essi la popolazione divisa tra preghiera e lavoro dei campi. Altro capitolo importante è quello che vede il Salento al centro delle mire espansionistiche dei Turchi. Un avvenimento tristemente memorabile è quello che coinvolse Otranto, nel 1480 attaccata e saccheggiata da una poderosa flotta comandata da Acmet Pasciá, la cui resistenza venne punita con l'uccisione di ottocento abitanti. Fu questo uno degli episodi che diede l'avwio alla costruzione delle torri di guardia sotto gli Spagnoli. Realizzate a partire dal '500, sotto il regno di Carlo V, le torri costiere costituivano un sistema di avvistamento che consentiva di approntare difese di emergenza in occasione di incursioni dal mare. Queste torri sono tuttora visibili lungo gran parte della costa pugliese ed il Salento, in particolare, conserva in buona parte integra la struttura delle costruzioni. Nello stesso periodo, Lecce divenne una delle cittá piú belle ed importanti del periodo, seconda solo a Napoli come cuore pulsante delle attivitá culturali ed artistiche che, oltre ad attirare nobili e studiosi, diedero impulso alla definizione del suo volto barocco coinvolgendo anche l'immediato entroterra ed irradiando su una piú vasta arca la grazia, l'armonia ma anche la forza dirompente e "bizzarra" del nuovo gusto. Favorito dal morbido, duttile calcare leccese (la "PIETRA LECCESE"), il barocco impreziosisce edifici civili e religiosi. Lecce e tutto il Salento si riempirono di putti, grifi, trabeazioni elaborate, balaustre ardite, realizzati nel marmo dei poveri. Nella Grecìa Salentina, Corigliano d'Otranto, Melpignano, Soleto costituiscono l'esempio piú ricco di tale espressione d'arte. Una gara ad uno splendore sempre crescente nella quale si distinse il vescovo Pappacoda, al quale si devono alcuni fra i piú insigni edifici. Sorsero in questo periodo accademie e si diffusero gli ordini religiosi, promotori di iniziative culturali al passo con i tempi.
Il Barocco
Il Barocco leccese nasce tra XVII e XVIII sec., nel periodo in cui i vescovi fanno di Lecce una cittá-reggia, sul modello della Roma dei Papi. Lo stile leccese per eccellenza prende quindi forma nel periodo della Controriforma e della fondazione dei nuovi ordini religiosi riformati (Teatini e Gesuiti), che rispondono alla necessitá della Chiesa di Roma di riconquistare terreno su vasta scala, soprattutto attraverso l'ostentazione delle forme del potere. Il Barocco leccese non recepisce la rivoluzione dei concetti spaziali che era alla base del Barocco romano, ma si presenta piú che altro come un Barocco sui generis, tanto da poterne usare il termine solo se in relazione al carattere esuberante ed esagerato della decorazione che, piú che rivestire, maschera le strutture. Le complesse decorazioni delle facciate di chiese e palazzi restano uno scenografico apparato di superficie, fatto di cornici e trabeazioni, cariatidi e telamoni, trofei di fiori e frutta, puttini e maschere. La fantasia, o meglio, l'esuberanza visionaria degli scalpellini, fu resa possibile dall'impiego della tenera pietra leccese, una pietra tufacea facile da lavorare e intagliare. Col passare del tempo, questa pietra si indurisce e assume quel particolare colore ambrato del quale Lecce fa bella mostra di sè nelle stellate sere estive. L'uso di questo materiale decorativo e da costruzione, che veniva bagnato con latte intero per renderlo piú resistente agli agenti atmosferici (in particolare pioggia e umiditá), sopperiva alla mancanza di marmi e pietre dure che arricchivano chiese e palazzi dell'allora capitale del Regno, Napoli. Descrivere tutti gli edifici e i monumenti che compongono la Lecce barocca è impossibile, ma non si puó prescindere dal citarne alcuni di risonanza internazionale, la Basilica di Santa Croce, con l'annesso ex convento dei Celestini e Piazza Duomo, considerata tra le piú belle d'Italia. Basilica di Santa Croce La facciata della basilica, concepita come un gigantesco altare, concentra le espressioni elaborate da diverse generazioni di architetti nell'arco di circa un secolo: Gabriele Riccardi nell'ordine inferiore e Cesare Penna nella parte superiore, con successivi interventi di Francesco Antonio e Giuseppe Zimbalo. Il Riccardi, nel 1582, conferisce un forte senso prospettico all'ordine inferiore, messo in risalto da una ricchissima trabeazione. Su quest'elemento s'imposta una balconata retta da mensole-cariatidi che simboleggiano il paganesimo schiacciato dalla forza del credo cristiano. Il secondo ordine della facciata è dovuto all'intervento, nel Seicento, di Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo, architetto egemone in terra salentina dopo aver fornito prova delle sue capacitá nella sistemazione del cortile del Vescovado, l'attuale Piazza Duomo, riorganizzato per volontá e su indicazione del potente vescovo napoletano Pappacoda. La parte superiore della basilica è, nella sua interezza, il simbolo del Barocco leccese; trionfi di fiori e frutta, ghirlande e puttini trattengono lo sguardo, suscitando nell'osservatore continue sorprese e meraviglia. Ex Convento dei Celestini L'ex convento dei Celestini vede l'intervento degli Zimbalo e di un altro grande architetto leccese, Giuseppe Cino, che interverrá anche nel palazzo del Seminario in Piazza Duomo. Il complesso architettonico della chiesa e del convento rappresenta il momento piú alto della singolarissima vicenda artistica salentina, proprio quando questa si distacca dalla sudditanza alla cultura spagnola e afferma una personale marca stilistica, data dall'elaborazione di influssi secolari stratificatisi in queste zone. Piazza Duomo Il cortile del Vescovado è una sorpresa che si apre improvvisa agli occhi dell'osservatore. Costruito nel XII sec., l'angusto cortile divenne banco di prova dei piú celebri talenti leccesi del XVII sec., quando il potente vescovo Pappacoda e i suoi successori fecero di Lecce una piccola reggia, simbolo di prestigio personale, una cittá uniformata allo stile di vita dei vescovi, tanto da essere conosciuta anche come "cittá delle chiese". I motivi decorativi, l'esuberanza dei festoni e delle ghirlande di fiori e frutta, le greche e gli stemmi, si addicono alla decorazione interna, ma è proprio per questo che tante piazze leccesi appaiono quasi come saloni a cielo aperto. La pietra leccese assume colori e giochi chiaro-scurali che variano al variare della luce e se di giorno Piazza Duomo "acceca" con i suoi bagliori dorati, di sera incanta con il calore che emana e per il contrasto spettacolare tra il colore ambrato degli edifici e il blu serico delle notti estive. San Matteo Un contrasto di linee tra i due piani della facciata, che si presenta convessa all'entrata e concava al piano superiore, caratterizza la chiesa di San Matteo, unico esempio di Barocco romano, sullo stile concavo-convesso adottato da Francesco Borromini nella chiesa romana di San Carlo alle Quattro Fontane. L'architetto Achille Larducci, venuto da fuori, fece in tempo a realizzare solo questa chiesa poichè fu ucciso a Lecce stessa e la sua lezione si estinse. La vicenda si tinge di forti connotazioni simboliche; l'unico architetto (un forestiero) in grado di mettere in discussione il Barocco leccese, influenzandolo con lezioni venute da "fuori", trova tragica fine proprio a Lecce.
tratto da Wikipedia, libera enciclopedia.
I Messapi furono un'antica popolazione italica stanziatasi nella Messapia, ovvero nel territorio comprensivo della provincia di Lecce, della provincia di Brindisi e di parte della provincia di Taranto. La denominazione originaria del territorio è incerta, in quanto quello di Messapia (cioè Terra tra i due mari) fu il nome dato al territorio dagli storici greci. Le prime attestazioni della civiltá messapica risalgono all'VIII secolo a.C. Dopo il 272 a.C. rientrarono nel territorio di Roma, pur mantenendo in parte caratteristiche proprie.
Le origini
L'origine dei Messapi è incerta, probabilmente si deve a flussi migratori incerti e mai chiaramente dimostrati di origine illirica o egeo-anatolici. Essi giunsero nel Salento alle soglie dell'etá del ferro intorno all'XI secolo a.C.. Il prof. Cosimo Pagliara ha trovato dei reperti risalenti a questo periodo in alcune grotte vicine a Otranto e Roca. I primi insediamenti certi li troviamo alle soglie del VIII secolo a.C. con gli insediamenti di Oria, Cavallino e Vaste per esempio. Il nome Messapi in realtá è il nome dato alla popolazione che occupava l'attuale Salento prima dai Greci e poi dai Romani, per la caratteristica del territorio; la Messapia infatti è la "terra tra i due mari" (dal greco Mes in mezzo e ap mare). Dopo l'VIII secolo, intorno al VII-VI secolo a.C. si passa da costruzioni in capanne con zoccolo in pietre irregolari, alzato in mattoni crudi (argilla e paglia) e copertura a rami intrecciati (ne è stata ricostruita una a Vaste a scopo didattico) a costruzioni con piú ambienti, di forma quadrangolare, con muretti a secco e mattoni e copertura a tegole. Le fonti letterarie greche e latine che parlano della Messapia e dei Messapi sono molteplici. Tra gli autori antichi che piú se ne sono occupati si ricordano: Erodoto, Strabone, Servio Tullio. Un significativo passo di Erodoto è questo: « Si racconta infatti che Minosse, giunto in Sicania (oggi detta Sicilia) alla ricerca di Dedalo, vi perí di morte violenta. Tempo dopo i Cretesi, indotti da un dio, tutti tranne quelli di Policne e di Preso, arrivarono in Sicania con una grande flotta e strinsero d'assedio per cinque anni la cittá di Camico (ai tempi miei abitata dagli Agrigentini). Infine, non potendo nè conquistarla nè rimanere lí, oppressi com'erano dalla carestia, abbandonarono l'impresa e se ne andarono. Quando durante la navigazione giunsero sulle coste della Iapigia, una violenta tempesta li spinse contro terra: le imbarcazioni si fracassarono e giacché non vedevano piú modo di fare ritorno a Creta, fondarono sul posto una cittá, Iria, e vi si stabilirono cambiando nome e costumi: da Cretesi divennero Iapigi Messapi e da isolani continentali. Muovendo da Iria fondarono altre cittá, quelle che molto piú tardi i Tarantini tentarono di distruggere le stesse, subendo una tale sconfitta da causare in quella circostanza la piú clamorosa strage di Greci a nostra conoscenza, di Tarantini appunto e di Reggini. I cittadini di Reggio, venuti ad aiutare i Tarantini perché costretti da Micito figlio di Chero, morirono in tremila; i Tarantini caduti, poi, non si contarono neppure. Micito, che apparteneva alla casa di Anassilao era stato lasciato come governatore di Reggio ed è lo stesso che, scacciato da Reggio e stabilitosi a Tegea in Arcadia, consacró a Olimpia numerose statue» (Erodoto - VII, 170)
Le cittá Messapiche
I Messapi si stabilirono nell'attuale Salento, non sappiamo ancora esattamente la modalitá di tale insediamento se cioè siano originari del luogo, di origine illirica o greca. Le principali cittá messapiche erano: Alytia (Alezio), Ozan (Ugento), Brention/Brentesion (Brindisi), Valesio, Hyretum/Veretum (Patú), Hodrum/Idruntum (Otranto), Kaília (Ceglie Messapica), Manduria, Mesania (Mesagne), che per un periodo fu capitale, Neriton (Nardó), Orra (Oria), Cavallino (non si hanno notizie certe del nome antico), Sybar (Lecce), Soletum (Soleto), Latiano, Bastae (Vaste), (Muro Leccese) e Thuria Sallentina (Roca Vecchia). Non esistono prove certe dell'esistenza di una "dodecapoli", organizzazione politico-militare dei dodici centri messapici piú importanti. Quasi tutte le cittá messapiche erano costruite su una collina ed erano cinte da una o piú cerchie di mura: ultime scoperte nel 1995 quelle di Otranto. e nel 2001 quelle di Soleto. In entrambi i casi sono costituite da strutture a blocchi, regolarmente squadrati, di dimensioni medie di metri 1,30 x 0,60. Importanti insediamenti messapici sono stati rinvenuti anche a Francavilla Fontana, San Vito dei Normanni (Castello d'Alceste), Noha e Castro. Le cittá messapiche erano tra di loro indipendenti ed intrattenevano rapporti a volte di scambio e amicizia con i popoli della Grecia (si hanno notizie di un contingente di arcieri messapi in aiuto di Atene contro Siracusa), a volte di guerra come con la potente cittá di Taranto. La "Mappa di Soleto", ritrovata nell'omonimo centro salentino, sarebbe secondo alcuni di epoca messapica, secondo altri un falso. Nella prima ipotesi, si tratterebbe della piú antica rappresentazione cartografica occidentale finora scoperta.
|
|
|
|
|
|
Novità, Eventi, Offerte
Tieniti aggiornato con le nostre offerte, scegli la serata giusta per te o leggi le nostre ultime news.
|
|
|
Dite la Vostra
Leggi cosa dicono di noi, o se vuoi scrivici qualcosa...
|
|
|
|
 Fornito da Booking.com
|
|
|
|
|
|
|